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Israele sgombera gli avamposti illegali

Nicht genehmigte Außenposten werden in Judäa und Samaria geräumt. Israel setzt auf mehr Einsätze und eine stärkere Rolle der Polizei.

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L’esercito israeliano sgombera attualmente da sette a dieci avamposti non autorizzati a settimana in Giudea e Samaria. Il Comando centrale intende intensificare ulteriormente le operazioni. Tuttavia, alcuni dei siti sgomberati vengono nuovamente occupati, mentre presunti autori di violenze fanno ritorno nonostante le disposizioni giudiziarie. Per questo, il ministro della Difesa Israel Katz intende in futuro affidare completamente alla polizia l’applicazione civile della legge.

Le recenti evacuazioni mostrano un problema che non può essere risolto con un escavatore e alcuni arresti: si tratta dell’autorità dello Stato, dell’applicazione delle disposizioni giudiziarie e di una minoranza incline alla violenza che attacca anche le forze di sicurezza israeliane. Delle misure rafforzate hanno riferito Walla e la Jerusalem Post.

Ta’ana: 15 arresti, ma le evacuazioni continuano

Il problema emerge in modo particolarmente evidente nell’avamposto illegale di Ta’ana, sulle colline meridionali di Hebron. Nel giro di una settimana, le forze di sicurezza vi sono intervenute più volte. Secondo un alto esponente della sicurezza, 15 persone sono state arrestate e consegnate alla polizia. Le prime nove sono state accusate di aver lanciato pietre contro agenti della polizia di frontiera; hanno ricevuto sette giorni di arresti domiciliari e un divieto di soggiorno di 45 giorni nelle colline meridionali di Hebron.

Altri sei accusati hanno ricevuto da un altro giudice soltanto 72 ore di arresti domiciliari. Secondo quanto riferito dall’esponente della sicurezza, in seguito sono tornati a Ta’ana e lì hanno incontrato gli stessi agenti della polizia di frontiera che in precedenza avevano sgomberato l’avamposto.

L’esponente della sicurezza accusa i tribunali di non esercitare un adeguato effetto deterrente. Se soldati e agenti di polizia sgomberano ripetutamente gli stessi luoghi e le persone arrestate tornano successivamente, l’effetto delle operazioni svanisce. Le decisioni concrete non sono disponibili nella loro forma originale nell’ambito della ricostruzione giornalistica; la critica ai giudici è pertanto una valutazione attribuita all’esponente della sicurezza.


Symbolische Justizwaage mit Akten im Gerichtssaal zu Auflagen für nicht genehmigte Außenposten
Rappresentazione simbolica | Anche dopo gli sgomberi, le disposizioni giudiziarie devono essere applicate efficacemente.

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Attacchi contro una giornalista e diplomatici europei

Il 16 ottobre, la fotogiornalista americana Heidi Levine è stata aggredita durante la raccolta delle olive palestinese presso Abu Falah, vicino a Ramallah. Indossava un giubbotto da stampa chiaramente riconoscibile e un casco. Secondo quanto riportato dall’Associated Press ha riportato gravi ferite, tra cui fratture alle costole e alle vertebre, nonché una lesione a un dito che ha dovuto essere operato.

Il giorno successivo, il 17 ottobre, attivisti israeliani mascherati hanno aggredito a Taybeh una delegazione composta da rappresentanti di Belgio, Francia e Polonia nonché da rappresentanti cattolici. Nell’aggressione è stato danneggiato anche un veicolo diplomatico. L’IDF ha condannato esplicitamente l’aggressione. Anche l’ambasciatore statunitense Mike Huckabee e il presidente israeliano Isaac Herzog hanno criticato la violenza. L’aggressione alla delegazione è documentata, tra l’altro, da Reuters dokumenta.

Il 19 ottobre è seguita l’operazione di polizia «Olive Leaf». Vi hanno partecipato la polizia, la polizia di frontiera, lo Shin Bet e l’esercito. Inizialmente la polizia ha riferito di otto arresti, poi di dieci, di sospetti israeliani. Gli accusati sarebbero collegati agli atti di violenza del fine settimana. Sono stati sequestrati veicoli e prove. Le accuse concrete mosse contro ciascun individuo e gli esiti penali delle indagini non sono ancora stati resi pubblici integralmente. Il comunicato della polizia aggiornato indica dieci arresti.

Un ulteriore incidente è stato segnalato il 18 ottobre nella zona di Wadi al-Rahim. Secondo il diario delle operazioni dell’IDF del 18 ottobre civili israeliani sono entrati in una località palestinese, hanno lasciato graffiti e dato fuoco a un container utilizzato come deposito. La polizia e l’esercito hanno avviato indagini; lo stesso giorno è stato sgomberato un vicino avamposto illegale.

Katz intende in futuro far perseguire la violenza dalla polizia

Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato il 19 ottobre che la lotta contro la violenza grave dei rivoltosi ebrei in Giudea e Samaria dovrà rientrare interamente nella competenza del distretto di polizia locale. Secondo la sua dichiarazionerientrano la prevenzione, le indagini e il perseguimento penale. L’IDF dovrebbe concentrarsi sulla lotta al terrorismo, sulla protezione dei confini e sulla sicurezza delle comunità ebraiche.

Già ad agosto Katz aveva fatto elaborare un piano in tal senso. Secondo quanto da lui dichiarato, l’attuazione è stata discussa con il primo ministro Benjamin Netanyahu; il personale e le risorse di bilancio dovranno ancora essere coordinati. La riorganizzazione è dunque annunciata, ma non completata. Katz mantiene il suo rifiuto della detenzione amministrativa nei confronti di sospetti ebrei. Punta invece su un’applicazione ordinaria della legge penale più incisiva.

Nel frattempo, il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha ordinato il rafforzamento delle forze mediante un’unità aggiuntiva della polizia di frontiera. Lo ha riferito la Jerusalem Post il 19 ottobre. Se la riorganizzazione riuscirà a prevenire il ripetersi di tali atti, dovrà dimostrarlo nella pratica.

Gli avamposti non autorizzati non sono da equiparare alle comunità

In Giudea e Samaria vivono centinaia di migliaia di ebrei. Le loro comunità non devono essere equiparate indiscriminatamente a quei gruppi radicali che attaccano contadini, giornalisti o agenti di polizia. Questa regione fa parte della storia ebraica da millenni. Luoghi come Hebron, Shilo e Bet El hanno un’importanza storica e religiosa.

Secondo un rapporto di Ynet del 14 ottobre 2026 , gli ambienti della sicurezza israeliana parlano di uno zoccolo duro incline alla violenza, composto da circa 300-500 giovani. Si tratta di una stima proveniente dagli ambienti della sicurezza, non di una statistica complessiva ufficiale.

Tuttavia, gli avamposti attualmente evacuati non dispongono delle necessarie autorizzazioni israeliane. Sulla loro eventuale riconoscimento, demolizione e sulle conseguenze giuridiche decidono le autorità e i tribunali competenti. Il legame storico con la terra non dà a nessuno il diritto di usare violenza contro gli agenti di polizia o di danneggiare proprietà altrui.

Raccolta delle olive: coordinati 85 siti, 65 con protezione dell’IDF

La raccolta annuale delle olive rientra tra le fasi caratterizzate da conflitti in Giudea e Samaria. Vie di accesso, controversie sui terreni e misure di sicurezza provocano regolarmente tensioni. Le singole accuse di furti o provocazioni devono essere verificate di volta in volta sulla base di prove concrete. Gli attacchi confermati contro lavoratori della raccolta, giornalisti e diplomatici costituiscono atti di violenza distinti.

Secondo quanto riferito dal rappresentante della sicurezza intervistato da Walla, l’esercito ha coordinato i lavori di raccolta in 85 località. In 65 di queste la raccolta si è svolta sotto la protezione dei soldati. In quattro località gli scontri violenti hanno impedito il lavoro; negli altri casi non si sarebbero presentati contadini oppure non erano presenti frutti. Si tratta delle dichiarazioni di questo rappresentante della sicurezza, non di una statistica complessiva pubblicata in modo indipendente.

Ha inoltre spiegato che gli episodi particolarmente gravi del fine settimana si sono verificati nell’Area B, dove non era necessario coordinare previamente la raccolta con l’esercito. Ha esplicitamente definito una parte degli autori delle violenze «terroristi ebrei». La sua critica è stata di conseguenza aspra. L’IDF dovrebbe combattere le reti terroristiche palestinesi e proteggere gli abitanti delle comunità ebraiche. Gli attacchi provenienti dalle proprie fila creano ulteriori problemi di sicurezza.


Olivenernte in Judäa und Samaria zwischen alten Bäumen und Terrassenfeldern im Abendlicht
Rappresentazione simbolica | La raccolta delle olive è regolarmente occasione di misure di sicurezza e conflitti.

Avamposti non autorizzati e costruzioni palestinesi nell’Area C

Il dibattito sugli avamposti ebraici non autorizzati ha un altro aspetto: nell’Area C si applica la competenza civile israeliana in materia di edilizia e pianificazione. Vi esistono anche numerose costruzioni palestinesi non autorizzate. L’organizzazione israeliana Regavim ha registrato in un’analisi di immagini aeree aggiornata a maggio 2024 complessivamente 97.566 edifici palestinesi classificati come illegali secondo la propria metodologia. Si tratta di una rilevazione legata all’organizzazione, non di un dato ufficiale aggiornato per ottobre 2026.

Israele interviene anche in questo caso: secondo un’analisi di Peace Now sulla base dei dati dell’OCHA, nel 2025 nell’Area C sono state demolite 1.269 strutture palestinesi per mancanza di autorizzazioni. La stessa prassi israeliana in materia di autorizzazioni è controversa sul piano politico e giuridico. Proprio per questo, è necessario indicare con precisione il criterio di riferimento, le competenze e le rispettive procedure.

Applicazione costante delle norme contro gli avamposti non autorizzati

Già il 6 settembre, Reuters citando fonti a conoscenza della questione, Netanyahu avrebbe ordinato la rimozione degli avamposti non autorizzati. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha confermato l’ordine e lo ha criticato. L’attuale decisione di Katz sposta ora l’attenzione sull’applicazione permanente da parte della polizia.

Si tratta di un compito politico e organizzativo. La polizia deve perseguire i reati, la giustizia deve esaminare istanze e accuse nel rispetto dello Stato di diritto, e il governo deve disciplinare le proprie competenze in modo tale che polizia ed esercito non debbano svolgere ripetutamente le stesse operazioni negli stessi luoghi.

Israele non ha bisogno di difensori autoproclamati

Israele è uno Stato di diritto con un esercito, una polizia e tribunali indipendenti. Proprio per questo non può permettersi gruppi che vogliono decidere da soli quando le leggi valgono e quando no.

La storia ebraica in Giudea e Samaria non deve essere difesa attaccando contadini palestinesi o lanciando pietre contro agenti di polizia israeliani. Un simile comportamento offre agli avversari di Israele ulteriori appigli per attaccarlo e grava sulle forze di sicurezza, già confrontate con minacce considerevoli. Danneggia anche gli abitanti ebrei della zona, che non hanno nulla a che fare con questi atti.

Chi vuole davvero rafforzare Israele deve accettare che lo Stato ebraico faccia rispettare le proprie leggi. Non sono gli attivisti radicali a decidere dove si può costruire, chi può entrare in terreni altrui e quando la violenza sarebbe presumibilmente giustificata. A decidere è lo Stato di diritto. E la sua autorità deve valere anche in Giudea e Samaria.

ℹ️ Base fattuale e fonti primarie dell’articolo 📑

▶️ IDF, 18 ottobre 2026:
Diario ufficiale delle operazioni
Segnalazione su Wadi al-Rahim alle 22:43 e sullo sgombero dell’avamposto.

▶️ Walla / Jerusalem Post, 18/19 ottobre 2026:
Sgomberi, Ta’ana e raccolta delle olive
Rapporti su sette-dieci sgomberi alla settimana, disposizioni giudiziarie e protezione del raccolto.

▶️ Ynet, 14 ottobre 2026:
Le fonti della sicurezza sul nucleo duro incline alla violenza
Stima di 300-500 giovani ai quali viene attribuita una violenza motivata da ragioni nazionaliste.

▶️ Times of Israel, 19 ottobre 2026:
Katz sulla futura responsabilità della polizia
Testo e inquadramento dell’annuncio.

▶️ Times of Israel, 19 ottobre 2026:
Comunicazione aggiornata della polizia: dieci arresti
Operazione di polizia Olive Leaf e stato delle indagini.

▶️ Associated Press e Reuters, 18/19 ottobre 2026:
Attacco a Heidi Levine e ai diplomatici
Rapporto Reuters su Taybeh
Conferma e collocazione temporale degli attacchi.

▶️ Jerusalem Post, 19 ottobre 2026:
Rafforzamento della polizia di frontiera da parte di Zamir
Forze aggiuntive previste contro la violenza di matrice nazionalista.

▶️ Reuters, 6 settembre 2026:
La precedente direttiva di Netanyahu per lo sgombero
Antefatti politici delle misure.

▶️ Regavim e Peace Now:
Indagine di Regavim, dati aggiornati a maggio 2024
Peace Now, rapporto annuale 2025
Indagine organizzativa riportata separatamente e dati basati sull’OCHA relativi all’Area C.

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