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Wolfgang Benz mette in guardia dall’uso inflazionistico del termine antisemitismo. Eppure, proprio quando si tratta della sicurezza ebraica a Berlino e dell’antisemitismo legato a Israele, la sua stessa argomentazione si dimostra sorprendentemente indulgente. Definisce gli slogan di annientamento contro Israele come ostilità politica, richiama la protezione della polizia come argomento contro l’insicurezza della vita ebraica e chiede perché gli ebrei dovrebbero rimanere in Germania. La realtà berlinese racconta un’altra storia.
Il motivo è concreto. Durante un evento elettorale della Linke di Neukölln si è sentito lo slogan „Death to the IDF“. Nel intervista al Tagesspiegel del 25 settembre 2026 Benz non ne ricava una valutazione di antisemitismo. Formula la sua posizione di principio senza ambiguità: La Linke non è antisemita.
Classifica le dichiarazioni ostili a Israele provenienti da alcune aree dell’ambiente del partito come ostilità politica nei confronti di Israele, da lui definito potenza occupante. Anche nel caso di slogan che augurano la scomparsa di Israele, nega un carattere direttamente ostile agli ebrei.
Non si tratta di una scelta di parole incidentale. Qui sta il nucleo della sua argomentazione: Benz traccia una linea di separazione tra ostilità agli ebrei e ostilità verso Israele che nella realtà politica dovrebbe apparire molto più netta di quanto non sia in realtà.

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Aus dem SCHLAGSEITE X-ArchivBenz riconosce gli slogan antisemiti e minimizza l’ostilità verso Israele
Non si dovrebbe presentare Benz in modo più lineare di quanto non si esprima lui stesso. Non considera ragionevoli o innocui gli slogan in questione. Li definisce disumani, falsi e diffamatori. Alla Linke berlinese chiede conseguenze nette contro gli attivisti interessati e nell’intervista formula questa richiesta persino in termini particolarmente drastici.
È proprio questo a rendere la successiva assoluzione non meno debole, bensì più contraddittoria.
Benz riconosce un ambiente contro il quale, secondo la sua stessa descrizione, la dirigenza del partito deve procedere con decisione. Riconosce slogan disumani. Riconosce un problema di delimitazione. Eppure dichiara il partito tout court non antisemita e sposta l’antisemitismo legato a Israele nella categoria della mera opposizione politica.
Questa è la vera frattura nella sua argomentazione. Il singolo elemento viene riconosciuto come problematico, mentre il modello nel suo complesso viene contemporaneamente respinto.
Per valutare un partito o un ambiente politico non basta né un’assoluzione generale né una condanna generale. È decisivo stabilire se articolazioni di partito, eventi, alleanze e funzionari tollerino, normalizzino o contrastino con coerenza la retorica ostile a Israele o antisemita.
L’antisemitismo legato a Israele non rientra nella netta separazione di Benz
Anche la definizione di Israele come „potenza occupante“ usata da Benz non è neutrale. Stabilisce già una cornice politica prima ancora di verificare quale sia la frase concreta, lo slogan o l’obiettivo politico in questione.
È proprio qui che sta il problema. L’opposizione politica alla politica del governo israeliano, l’antisemitismo legato a Israele e la negazione dell’autodeterminazione ebraica sono tre cose diverse. Nella realtà, tuttavia, spesso si sovrappongono.
Il rapporto dell’Ufficio berlinese per la protezione della Costituzione 2025 descrive esattamente questa commistione. L’autorità definisce l’ambiente dell’estremismo legato all’estero come fortemente caratterizzato da attori ostili a Israele e antisemiti. Documenta eventi durante i quali è stato negato il diritto di Israele a esistere e celebrato il terrorismo di Hamas.
La realtà pratica, dunque, non si attiene al cassetto ordinato in cui Benz la inserisce. L’ostilità politica verso Israele e l’antisemitismo possono manifestarsi separatamente. Ma possono anche intrecciarsi. Chi esclude sistematicamente questo secondo aspetto non guadagna precisione. La perde.
La protezione della polizia per le istituzioni ebraiche mostra il pericolo reale
Ciò emerge con particolare chiarezza nelle dichiarazioni di Benz sulla sicurezza della vita ebraica. Egli sottolinea che le istituzioni ebraiche sono protette dalla polizia in modo particolarmente intenso. Quando il Tagesspiegel richiama la presenza di auto della polizia davanti alle scuole ebraiche, Benz risponde: È profilattico.
La frase è significativa, perché nessuno deve sostenere che in ogni scuola ebraica ci sia ogni giorno un aggressore immediatamente pronto a colpire. Sarebbe una soglia grottescamente elevata per definire il concetto di pericolo.
La protezione della polizia viene predisposta perché le autorità di sicurezza valutano l’esistenza di un pericolo e ritengono necessarie misure di protezione. Una sinagoga non ha bisogno di un presidio di polizia perché tutto sia meravigliosamente sicuro. Una scuola ebraica non viene protetta perché l’antisemitismo sarebbe soltanto immaginario. La protezione è la reazione al pericolo.
Usare proprio le misure di sicurezza predisposte a causa di un pericolo come argomento contro quel pericolo significa rovesciare causa ed effetto. Barriere di cemento, auto della polizia e protezione degli obiettivi non sono un privilegio ebraico. Sono il prezzo visibile di una situazione di sicurezza che rende necessarie tali misure.
2.268 reati antisemiti in un anno
I dati berlinesi rendono difficile qualsiasi minimizzazione. Secondo quanto riferito dall’Amministrazione del Senato per gli Interni nel 2025 a Berlino sono stati registrati 2.268 reati antisemiti. Sono stati 443 casi in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 24,3 per cento.
1.485 di questi reati sono stati attribuiti all’area fenomenica dell’„ideologia straniera“. Questa categoria non descrive un’etnia né una religione. Perciò non può essere semplicemente equiparata ad arabi, musulmani o palestinesi.
È decisivo ciò che le autorità constatano riguardo all’ambiente ideologico in sé. Per il 2025 l’Ufficio berlinese per la protezione della Costituzione descrive esplicitamente attori ostili a Israele e antisemiti, propaganda ostile a Israele, la negazione del diritto di Israele a esistere e l’esaltazione del terrorismo di Hamas.
Non è una replica politica di un sostenitore di Israele. È un quadro ufficiale della situazione.

67,7 per cento con antisemitismo legato a Israele
La statistica, proprio, mette in luce con particolare chiarezza la netta separazione tracciata da Benz tra Israele e antisemitismo.
RIAS Berlino ha documentato complessivamente 2.197 episodi antisemiti nel 2025. In 1.487 casi sono stati individuati elementi di antisemitismo legato a Israele. Sono il 67,7 per cento. Non è un fenomeno marginale. È di gran lunga la forma prevalente.
Anche a livello nazionale emerge lo stesso quadro. L’associazione federale RIAS ha documentato complessivamente 8.725 episodi antisemiti nel 2025. Il 68 per cento è stato attribuito all’antisemitismo legato a Israele. Proprio quella forma che Benz separa retoricamente con particolare nettezza dalla genuina ostilità agli ebrei è dunque, nella statistica effettiva degli episodi, il contesto più frequente.
Naturalmente questo non significa che il 68 per cento di tutte le critiche a Israele sia antisemita. RIAS non considera la normale critica politica un episodio antisemita. Il dato descrive episodi già valutati come antisemiti, nei quali il riferimento a Israele costituisce una forma di manifestazione. La differenza è decisiva.
Tra il 2018 e il 2022 RIAS Berlino ha documentato in media poco meno di 980 episodi antisemiti all’anno. Nel 2025 sono stati 2.197. Il livello si è spostato stabilmente verso l’alto dal 7 ottobre 2023.
Un’aggressione con un coltello non è un pericolo teorico
Quanto possa essere reale il pericolo lo dimostra un caso del 21 febbraio 2025. Un allora diciannovenne aggredì con un coltello un visitatore presso il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa a Berlino.
Il Tribunale d’appello di Berlino ha valutato l’atto, nel marzo 2026, come motivato da islamismo e antisemitismo. Secondo quanto accertato dal tribunale, l’autore aveva scelto deliberatamente il memoriale come luogo del reato e voleva colpire preferibilmente una persona israeliana o ebrea. Al momento del comunicato stampa la sentenza non era ancora passata in giudicato.
Questo caso non dimostra che ogni ebreo a Berlino sia vittima di un’aggressione ogni giorno. Sarebbe un’affermazione assurda.
Mostra però in modo molto concreto perché la questione della sicurezza non possa essere liquidata con la parola „profilattico“. La minaccia antisemita non è una percezione teorica delle comunità ebraiche. Può trasformarsi in violenza reale.
Anche la Procura generale di Berlino cita proprio questo attacco nel suo rapporto sull’antisemitismo del 2025 come esempio della pericolosità dei reati motivati dall’antisemitismo.
La stessa definizione di Benz non consente la sua inequivocabilità
A ciò si aggiunge una notevole contraddizione con la definizione di antisemitismo sostenuta dallo stesso Benz.
Wolfgang Benz è tra i firmatari della Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo. Questa dichiarazione è stata sviluppata proprio per distinguere con maggiore precisione la critica a Israele dall’antisemitismo rispetto alla definizione operativa dell’IHRA. Eppure anche questa definizione consapevolmente più restrittiva non offre a Benz un lasciapassare per la sua separazione generalizzata.
La Dichiarazione di Gerusalemme richiede esplicitamente di considerare il contesto. Stabilisce che l’ostilità verso Israele può essere motivata dall’antisemitismo. Indica come antisemite sia le immagini antisemite classiche trasferite su Israele, sia il rifiuto del diritto degli ebrei in Israele di esistere e svilupparsi lì collettivamente e individualmente in quanto ebrei.
Allo stesso tempo, la dichiarazione tutela la critica aspra a Israele, al sionismo e alla politica israeliana. Proprio per questo è così istruttiva in questo caso: la sua logica non è „Israele invece dell’ebreo, quindi niente antisemitismo“. La sua logica è: bisogna esaminare il contesto, il contenuto e l’obiettivo di un’espressione. Benz chiede precisione. La sua assoluzione generalizzata non soddisfa affatto questa sua stessa esigenza.
La critica alla concezione dell’antisemitismo di Benz non è nuova
La disputa sulla concezione dell’antisemitismo di Benz risale a più lontano. Già nel 2008 il convegno organizzato dal Centro per la ricerca sull’antisemitismo, „Immagine del nemico musulmano – immagine del nemico ebreo“ suscitò critiche. Il pubblicista e politologo Matthias Küntzel accusò allora il Centro di avvicinare eccessivamente l’ostilità agli ebrei e l’ostilità ai musulmani; Benz difese il confronto come oggetto di indagine scientifica.
Nel 2010 il politologo Stephan Grigat riprese nuovamente questa controversia in forma accentuata sulla Wiener Zeitung e accusò Benz di trattare l’antisemitismo in modo eccessivo come pregiudizio generale. Il contributo di Grigat è un articolo d’opinione, non un rapporto di ricerca neutrale.
Per il dibattito attuale è rilevante soprattutto la continuità della questione controversa: molto prima del 7 ottobre 2023 si discuteva già se la cornice concettuale di Benz cogliesse sufficientemente le peculiarità dell’antisemitismo. Nel 2026 la stessa domanda si ripropone, questa volta sullo sfondo dei dati berlinesi secondo i quali RIAS ha rilevato elementi di antisemitismo legato a Israele nel 67,7 per cento degli episodi antisemiti documentati.
Le comunità ebraiche descrivono una realtà diversa
Anche le stesse comunità ebraiche non delineano un quadro di sensibilità eccessiva. Il quadro della situazione delle comunità ebraiche 2026 del Consiglio centrale degli ebrei si basa sulle dichiarazioni di dirigenti di 102 comunità e associazioni regionali.
Il 68 per cento ha valutato la vita in Germania come più insicura rispetto a prima del 7 ottobre 2023. Solo il 13 per cento guardava con ottimismo al futuro della vita ebraica. Il sostegno percepito da parte della società civile è sceso dal 62 per cento del 2023 al 35 per cento. Nel giro di un anno, il 21 per cento delle comunità ha annullato eventi per motivi di sicurezza.
Questi numeri non sono un enigma psicologico che uno storico debba risolvere attraverso l’interpretazione. Descrivono le esperienze delle comunità ebraiche.
Chi prende sul serio queste esperienze non deve necessariamente condividere ogni valutazione politica del Consiglio centrale. Deve però essere in grado di spiegare perché le dichiarazioni delle persone coinvolte debbano contare meno della rassicurante interpretazione di un osservatore.
Chi resta non dimostra che tutto sia sicuro
L’argomentazione di Benz appare particolarmente debole quando contrappone il fatto che ebrei e israeliani continuino a vivere in Germania all’avvertimento sull’insicurezza.
Le persone non lasciano automaticamente la propria casa non appena aumenta un pericolo. Hanno famiglie, lavoro, amici, proprietà, lingua, ricordi e un ambiente sociale. Per gli ebrei tedeschi la Germania non è una stazione intermedia qualsiasi. È la loro patria. Restare, quindi, non equivale a una perizia sulla sicurezza.
Un ebreo non deve emigrare perché la minaccia antisemita possa essere considerata reale. Rovesciare l’onere della prova e ricavare dal fatto che le persone restino un’argomentazione contro la loro preoccupazione non ha logicamente senso.
Quando la vita ebraica dovrebbe alleviare la vergogna tedesca
Subito dopo, Benz rende personale la sua argomentazione. Descrive come una grande fortuna il fatto che molti cittadini ebrei provenienti da Israele vivano volontariamente e volentieri in Germania, e afferma testualmente: Mi aiuta contro la vergogna che provo per tutta la vita per ciò che i tedeschi hanno fatto 80 anni fa.
Così la prospettiva si sposta definitivamente.
La presenza di persone ebree non viene più considerata soltanto una parte naturale della Germania. Le viene attribuita al contempo una funzione nel rapporto tedesco con il passato. La vita ebraica diventa un segno del fatto che la Germania, nonostante la sua storia, possa tornare a essere un luogo in cui gli ebrei desiderano vivere.
Questo può consolare personalmente Benz, ma per la situazione di sicurezza delle persone ebree nel 2026 è del tutto irrilevante.
Gli ebrei non vivono in Germania per alleviare la vergogna tedesca. Con la loro presenza non devono fornire alcuna prova del funzionamento della cultura tedesca della memoria. E tantomeno devono emigrare perché la minaccia antisemita venga finalmente considerata abbastanza seria.
La vita ebraica non è uno strumento terapeutico per l’elaborazione tedesca del passato. Il fatto che ebrei e israeliani vogliano vivere a Berlino non dice nulla sulla realtà delle minacce antisemite. A dimostrarlo sono i rapporti sulla sicurezza, i procedimenti penali, la documentazione degli incidenti e le esperienze delle comunità ebraiche.

Il dibattito sulla sinistra non si può chiudere con un’assoluzione
Le dichiarazioni di Benz sono direttamente collegate al risultato elettorale berlinese e alle accuse rivolte a parti della sinistra berlinese. Alle elezioni della Camera dei rappresentanti di Berlino del 20 settembre 2026, Die Linke ha ottenuto il 25,7 per cento dei voti di lista diventando così il partito più forte. Anche in questo caso vale però quanto segue: la semplice affermazione che un intero partito sia antisemita non sostituisce l’esame di fatti concreti. Ma neppure la generica assoluzione di Benz sostituisce tale esame.
Ci sono berlinesi ebrei che sostengono la partecipazione della sinistra al governo e respingono le accuse contro il partito. Ci sono organizzazioni e rappresentanti ebrei che mettono esplicitamente in guardia da parti del partito e dal suo ambiente. Queste diverse posizioni politiche non decidono la questione di merito.
È decisivo qualcosa di più concreto: cosa accade agli eventi? Quali slogan vengono tollerati? Quali alleati politici compaiono? A quali persone vengono offerte delle tribune? Come reagiscono le articolazioni del partito quando emergono odio contro Israele o retorica antisemita? I limiti vengono tracciati prima o solo dopo la pressione dell’opinione pubblica?
È proprio da qui che deve partire un esame giornalistico. Non dal numero dei sostenitori ebrei di un partito, né dal numero dei suoi critici ebrei.
Il caso dell’evento di Neukölln con lo slogan «Death to the IDF» è pertanto rilevante. Non perché un singolo slogan definisca automaticamente un intero partito. Ma perché mostra quali ambienti politici e forme espressive possano manifestarsi all’interno dell’area vicina a un evento di partito e quanto sia necessaria una chiara delimitazione.
Benz riconosce personalmente questa necessità quando chiede alla dirigenza del partito di agire con fermezza contro gli attivisti in questione. Proprio per questo la sua contemporanea assoluzione generica appare ancora meno convincente.
Il rapporto J7 non conta nuovamente gli stessi casi
Anche nel confronto internazionale è utile essere precisi. Il rapporto annuale J7 2025 si basa, per la Germania, sugli 8.725 episodi antisemiti documentati dall’associazione federale RIAS. Non si tratta quindi di una seconda rilevazione aggiuntiva.
Su questa base di dati, tra le grandi comunità ebraiche della diaspora esaminate, la Germania presenta un tasso di episodi particolarmente elevato per abitante ebreo. Il dato non diventa più drammatico contando due volte gli stessi numeri. È già abbastanza drammatico se li si conta correttamente.
Le definizioni non devono filtrare via la realtà
Per decenni Wolfgang Benz ha svolto un importante lavoro scientifico sul nazionalsocialismo e sull’antisemitismo. Questo conferisce peso alle sue dichiarazioni. Non le rende automaticamente corrette. Proprio un ricercatore che insiste sulla precisione concettuale deve accettare di essere valutato in base alla domanda se le sue categorie colgano davvero la realtà odierna.
L’antisemitismo contemporaneo non si presenta soltanto con i classici slogan antisemiti. Può assumere forme di estrema destra, islamiste, cospirazioniste, religiose o antimperialiste. E può usare Israele come superficie di proiezione. È ovvio che non ogni ostilità verso un governo israeliano sia antisemita.
Non è invece ovvio che persino la retorica di annientamento contro Israele, la demonizzazione dello Stato ebraico e la negazione dell’autodeterminazione ebraica possano essere comodamente archiviate come semplice politica.
Per Berlino, RIAS documenta il 67,7 per cento di antisemitismo legato a Israele. L’associazione federale arriva al 68 per cento su scala nazionale. L’Ufficio per la protezione della Costituzione di Berlino descrive attori ostili a Israele e antisemiti che negano il diritto di Israele all’esistenza e celebrano il terrorismo di Hamas. La Procura generale registra 820 procedimenti con un contesto antisemita. Il Tribunale regionale superiore ha valutato un attacco al Memoriale dell’Olocausto come motivato da antisemitismo e islamismo. Questa realtà non scompare perché si traccia una definizione particolarmente restrittiva.
La protezione della polizia non è una prova contraria alla minaccia, bensì la sua conseguenza visibile. L’antisemitismo legato a Israele non è una categoria teorica marginale, ma la forma più frequente documentata da RIAS. E la vita ebraica in Germania non dimostra che la preoccupazione delle comunità ebraiche sia eccessiva.
Gli ebrei non devono dimostrare l’esistenza dell’antisemitismo emigrando, né sollevare la Germania dal peso del suo passato restando. Chi contrappone la necessaria protezione della polizia alla preoccupazione delle persone protette e definisce troppo rapidamente la retorica di annientamento ostile a Israele al di fuori dell’antisemitismo non crea precisione. Rende invisibile una parte della minaccia attuale.
ℹ️ Base documentale e fonti primarie dell'articolo 📑
▶️ Tagesspiegel:
Wolfgang Benz in conversazione: «La sinistra non è antisemita»
Intervista originale del 25 settembre 2026 su antisemitismo, Israele, la sinistra berlinese e la sicurezza ebraica.
▶️ Autorità elettorale regionale di Berlino:
Risultati delle elezioni per la 20ª Camera dei rappresentanti di Berlino
Risultato ufficiale delle elezioni del 20 settembre 2026. Die Linke ha ottenuto il 25,7 per cento dei voti di lista.
▶️ Dipartimento del Senato di Berlino per gli Interni e lo Sport:
Criminalità politicamente motivata a Berlino nel 2025
Dati ufficiali su 2.268 reati antisemiti e sull’evoluzione rispetto al 2024.
▶️ Polizia di Berlino:
Rapporto annuale sulla criminalità politicamente motivata 2025
Indicazioni dettagliate sul tema del conflitto in Medio Oriente e sui reati antisemiti nell’area dell’ideologia straniera.
▶️ Ufficio di Berlino per la protezione della Costituzione:
Rapporto sulla protezione della Costituzione di Berlino 2025
Inquadramento degli attori ostili a Israele e antisemiti, nonché della negazione del diritto di Israele all’esistenza e dell’esaltazione del terrorismo di Hamas.
▶️ RIAS Berlino:
Episodi antisemiti a Berlino nel 2025
Documentazione di 2.197 episodi, tra cui 1.487 con elementi di antisemitismo legato a Israele.
▶️ Associazione federale RIAS:
Episodi antisemiti in Germania nel 2025
Documentazione nazionale di 8.725 episodi antisemiti. Il 68 per cento è stato attribuito all’antisemitismo legato a Israele.
▶️ Procura generale di Berlino:
Rapporto del responsabile per l’antisemitismo per il 2025
820 procedimenti avviati ex novo con un contesto antisemita e inquadramento dell’attacco al Memoriale dell’Olocausto.
▶️ Tribunale regionale superiore di Berlino:
Sentenza sull’attacco al Memoriale degli ebrei assassinati d’Europa
Accertamenti giudiziari sulla motivazione islamista e antisemita dell’attacco del 21 febbraio 2025. Al momento della pubblicazione del comunicato stampa, la sentenza non era ancora passata in giudicato.
▶️ Consiglio centrale degli ebrei in Germania:
Quadro della situazione delle comunità ebraiche 2026
Sondaggio tra dirigenti di 102 comunità ebraiche e associazioni regionali sulla situazione della sicurezza.
▶️ J7 Task Force e Consiglio centrale degli ebrei:
Rapporto annuale J7 2025
Confronto internazionale che utilizza gli 8.725 episodi documentati da RIAS per la Germania.
▶️ Jerusalem Declaration on Antisemitism:
Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo
Definizione e linee guida sull’antisemitismo e sul rapporto con Israele, nonché elenco dei firmatari con Wolfgang Benz.
▶️ Jüdische Allgemeine:
«Nemico musulmano – nemico ebreo»: un confronto
Resoconto contemporaneo del 2008 sulla controversia relativa al convegno organizzato dal Centro per la ricerca sull’antisemitismo e alle critiche al confronto tra ostilità verso gli ebrei e ostilità verso i musulmani.
▶️ Wiener Zeitung / Stephan Grigat:
Un ricercatore dell’antisemitismo fuori strada
Contributo critico del 2010 sul concetto di antisemitismo di Wolfgang Benz. Il testo va classificato come un articolo d’opinione dai toni marcati.
▶️ Context XXI / Stephan Grigat:
Un ricercatore dell’antisemitismo fuori strada – versione integrale
Versione più ampia del contributo, con l’indicazione che una versione ridotta dalla redazione era stata pubblicata il 9 novembre 2010 sulla Wiener Zeitung.
▶️ Muslim-Markt:
Archivio delle interviste 2010
Il portale indica Wolfgang Benz come intervistato nel 2010 e come allora direttore del Centro per la ricerca sull’antisemitismo.
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